Piccoli orecchini in pendant
giovedì, aprile 17, 2008
Rame e ambra
Piccoli orecchini in pendant
Frammenti di fuoco
Perle ingabbiate
lunedì, aprile 14, 2008
La torta di pane
E' una torta senza burro e cotta nel microonde, ma nonostante tutto, molto morbida, molto buona che vale sempre la pena di fare.
Frullare e ridurre in polvere 200 g di pane secco, aggiungere tanto latte quanto ne basta per avere un impasto morbidissimo, un uovo intero, 50 g di mandorle frullate, qualche goccia di essenza mandorla, 30 g di cacao amaro, 50 g di zucchero e un pugno di amaretti. Mescolare con cura e versare in una tortiera di silicone o di vetro. Cospargere con pinoli e mettere nel microonde per circa 20 minuti alla massima potenza.
Fare la prova stecchino che deve uscire asciutto e se usate lo stampo di silicone attente con lo stecchino.
Quando è fredda sformare e spolverare di zucchero velo.
Sale aromatico
Le erbe verdi (rosmarino, salvia, prezzemolo, origano) le compro fresche e le metto a seccare in un sacchetto di carta, chiuso in un armadietto della cucina. Quando sono belle secche le metto nel frullatore, aggiungo qualche erba secca che non ho trovato fresca come la maggiorana, il timo e altro e poi frullo tutto.
Metto mezzo chilo di sale fino nel contenitore, aggiungo le erbe frullate e agito.
Per la versione con il peperoncino che si vede nella foto, aggiungo una bustina che trovo al supermercato già pronta per gli spaghetti aglio olio e peperoncino. Ha un sapore piccantino che piace molto, quasi messicano.
NON mettere il sale nel frullatore per non rovinare le lame.
domenica, aprile 13, 2008
Patate alle erbe
Lessare molto al dente le patate tagliate a grossi pezzi, le patate devono rimanere toste, bastano 4/5 minuti.
Mettere le patate lessate in una capiente ciotola, condire con olio exv, il sale preparato e un generoso pugno di parmigiano grattigiato.
Mescolare delicatamente, distribuire le patate in una teglia e infornate a 200° fin quando saranno dorate, mescolando ogni tanto con delicatezza. Qualora ce ne fosse bisogno, aggiungere un goccio di vino bianco. La stessa versione si può fare nel forno a microonde.
Pollo alla birra e Fornetto Versilia o Petronilla
E invece no...
Mettere tutto a freddo sul fondo del fornetto le coscette di pollo, sale ed aromi tritati, io uso il sale aromatico che preparo periodicamente, un pochino di olio exv e una bottiglietta di birra.
Se siete a dieta potete anche evitare l'olio.
Mettere il fornetto chiuso sul fornello a fiamma media per 1 oretta.
Ottimo accompagnate con patate al forno.
sabato, aprile 12, 2008
Boretto alla Gradese
Circa una ventina di anni fa, quando ancora andavamo in vacanza al mare, su un isola quasi sperduta della laguna di Grado, fummo invitati a pranzo da un pescatore.
Questo pescatore ci preparò "in diretta" questo famoso boretto che però non è una ricetta fissa, nel senso che dipende dal pescato, dalle stagioni, dalla famiglia, da quale lato della laguna si fa... insomma è un altro di quei piatti di cui ognuno, in quella zona, è convinto di avere LA RICETTA. L'unico punto fisso su cui sono tutti d'accordo è l'accompagnamento della polenta bianca, ma poi c'è chi la preferisce affettata e grigliata e chi la vuole soda e tagliata con lo spago.
Questo l'antefatto.
Ora vi scrivo la ricetta secondo come la fece il pescatore Valentino e da me poi sempre fatta così. Gli ingredienti vanno a secondo del numero dei commensali, diciamo però che ognuno dovrebbe avere un pezzo di ogni pesce:
Cefalo, se grande tagliato in pezzi, se piccoli uno a testa
1 grossa seppia tagliata a pezzi e senza il nero
Ghiozzi... in Friuli li chiamano Go, qua al mercato si trovano e anche qui almeno uno a testa ci vuole
1 pezzo di anguilla a testa (se non vi piace l'anguilla potete mettere un altro pesce grasso, come il rombo o la coda di rospo)
1 pezzo di branzino a testa.
In Friuli si usa mettere il gransoporro, se lo trovate surgelato lo potete mettere perchè dà un sapore inimitabile, eventualmente potete mettere polpa di granchio, ma questa cosa è totalmente facoltativa
Olio exv
Aceto bianco buono
Aglio
Farina
Acqua tiepida
Sale
Pepe
Pulire e tagliare a pezzi piuttosto grossi il pesce. Prendere una pentola grande a sufficienza da contenere tutto il pesce in un solo strato e versare un bicchiere di olio. Affettare l'aglio e metterlo nell'olio. Accendere il fuoco e far diventare quasi nero l'aglio (è indispensabile). Solo a questo punto, cercando di non scottarvi, mettere dolcemente tutti i pezzi di pesce nell'olio e non toccatelo mai più, ma scuotete sempre la pentola. Lasciate rosolare e versate un bicchiere di aceto bianco. Coprite non completamente e lasciate cuocere ancora scuotendo sempre la pentola.
Stemperare intanto 2 cucchiai di farina in un bicchiere di acqua tiepida (io la frullo per non fare grumi) e quando l'aceto è sfumato versare il bicchiere di acqua e farina. L'acqua non deve coprire il pesce, coprire e lasciare cuocere per circa 20 minuti SENZA TOCCARE, SENZA RIMESTARE, ma solo scuotendo la pentola. Si deve formare un sughetto cremoso, denso.
La quantità del condimento dipende dalla quantità del pesce. Il pescatore aveva adottato le parti uguali sia che fossero tazze sia che fossero bicchieri.
Intanto preparate la polenta bianca e soda, capovolgerla sul tagliere e in ogni piatto mettere la polenta, adagiare il pesce e versare un po' di sughetto.
Se vi piace il pesce, è una libidine.
mercoledì, aprile 02, 2008
Un tenero segnalibro
Tre petali, una catenella e una tenera corolla sono i tre semplicissimi elementi di questo segnalibro veloce da fare.
Si possono fare a tempo perso, metterli da parte e poi al momento giusto avere un pensierino pronto.
Eccolo inserito nel libro
E questa è la tenera corolla a rilievo che esce dal libro.
sabato, marzo 29, 2008
Il porta-torte
Vi siete mai trovate con una torta fatta con le vostre mani e non sapere come trasportarla in modo decente se non avete un porta-torte di cartone a portata di mano?
Con questo porta-torte di stoffa il problema è risolto. E' facile da fare ed è l'ideale anche come regalo... sarà che io amo i regali fatti a mano.
Si parte da un rettangolo, misura minina 80 x 50 rifinito con una pieghina sui 4 lati e poi ripiegato come la foto lasciando liberi 5/6 cm di stoffa al centro.
Ripiegare di nuovo in alto e in basso e rinfonzare le due pieghe con più impunture parallele.
Preparare due manici lunghi circa 45 cm e attaccarli cucendoli a croce.
Finito... bisogna solo infilare la teglia e andare.
venerdì, marzo 21, 2008
Vola colomba
domenica, marzo 09, 2008
La minicaprese
Chi non conosce la caprese, questa mitica torta di cioccolato, buonissima, morbidissima che quasi si scioglie in bocca.
Io che non sto mai tranquilla, ho aggiunto alla ricetta canonica 50 g di amaretti frullati e l'ho divisa in tanti stampini di silicone scanalati e poi via in forno guardati a vista.
Mi piace molto la monoporzione e si può decorare con lo zucchero velo, oppure con un ciuffo di panna montata o con un bricco di cioccalata densa e calda servita a parte.
domenica, febbraio 24, 2008
Rigatoni al pesto rosso
Lessare la pasta in acqua salata.
Mettere nel mixer i pomodorini secchi scolati dall'acqua, un mazzetto e mezzo di rucola senza i gambi, una manciata di pistacchi o di mandorle, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, sale, 1 cubetto di ghiaccio.
Avviare e a filo aggiungere olio exv quel tanto che basta per avere una crema granulosa. Versare sulla pasta, che nel frattempo avrete scolato e mescolare con cura.
Si può mangiare, calda o fredda...ed è buonissima

mercoledì, febbraio 20, 2008
Pane sfogliato semi-salato
Chissà dove l'ho trovata questa ricetta, forse in un sito polacco, forse in un sito francese, forse l'ho rimaneggiata, fatto sta che questo pane io lo trovo buonissimo.
Ho messo il malto al posto dello zucchero e circa 14 g di sale, non è nè dolce nè salato e si presta per qualsiasi cosa, dalla colazione alla merenda, dai picnic a un attacco di fame.
C'è anche poco burro... 40 g in totale, meno di così si muore.
Mettere nell'impastatrice o nella macchina del pane:
200 g di latte
15 g di lievito di birra
100 g di lievito madre ( se non avete il lievito madre, 25 g di lievito di birra)
1 cucchiaio di malto
14 g di sale fino
il succo di mezzo limone
500 g di manitoba
2 uova medie
1 cucchiaio di burro,
40 g di burro per sfogliare.
Mescolare fino ad avere un impasto morbidissimo ed elastico e lasciarlo riposare 1 ora. Versare l'impasto sulla spianatoia infarinata e tagliare in 4 pezzi. Tagliare ogni pezzo in altri 4 pezzi (diventano piccoli).
Ora prendere il primo pezzetto, spianarlo con il mattarello e metterlo da parte. Ripetere per altre 3 volte. Prendere ora il primo pezzetto spianato ed spennellarlo con il burro ammorbidito, appoggiare il secondo pezzo spianato, spennellare di burro, e proseguire in totale per 4 volte.
Arrotolare le piccole sfoglie di impasto su se stesse e fare un cilindro che poi taglierete a triangoli e metterete in una teglia abbastanza larga, un po' come si fa per il danubio. Proseguire con altre 4 sfoglie e continuare finchè avrete esaurito le palline preparate. Spennellare con il burro rimasto...sì, avanza ancora burro dai 40 g e lasciate raddoppiare. Spruzzare di acqua, cospargere se volete di semini e infornare a 200 gradi finchè il colore e il profumo non vi dicono che è cotto.
Si può anche spennellare con un uovo sbattuto per ottenerlo bello lucido.
domenica, febbraio 10, 2008
Croissants leggeri
300 g di farina 00
300 g di manitoba
3 uova medie
220 g di latte con 15 g di lievito di birra
150 g di lievito madre
80 g di burro per l’impasto
80 g di burro per sfogliare sciolto al MO
Ho messo tutto nella impastatrice in ordine sparpagliato come si fa per il panbrioche e ho fatto girare a velocità 2 fin quando tutti gli ingredienti si sono amalgamati. L’impasto si presenta morbido e appiccicoso.
Ho coperto con la pellicola, ho abbassato il coperchio dell'impastatrice e ho lasciato lievitare tutta la notte.
Al mattino dopo l'impasto è raddoppiato.
Rovesciare sulla spianatoia, aggiungere 5 g di sale e lavorare a mano aiutandosi con un spatola di acciaio perchè l'impasto è morbidissimo e infarinando la spianatoia.
Lavorare fin quando l'impasto si può stendere con il matterello infarinato e stendere in un grande rettangolo. Con un pennello di silicone spennellare di burro sciolto nel e poi piegare in tre.
Avvolgere con la pellicola e mettere mezz'ora nel congelatore.
Trascorso questo tempo ridistendere l'impasto in un rettangolo cospargere ancora di burro con un pennello, ripiegare di nuovo in 3 e mettere di nuovo nel congelatore per mezz'ora.
Ripetere questa operazione per altre 2 volte. L'impasto diventerà via via sempre più consistente e gestibile.
Dopo l'ultima sosta in congelatore stendere l'impasto in un rettangolo molto lungo e alto circa 30 cm. Dividire in due la striscia di impasto e ricavarne una trentina di triangoli. Appoggiare cioccolato, marmellata, oppure lasciarli vuoti, sulla parte più larga e arrotolare su se stesso.
venerdì, febbraio 01, 2008
Carnevale e frittelle
venerdì, dicembre 14, 2007
L’uovo di Natale
La storia che sto per raccontarvi, a prima vista, potrà sembrarvi
quantomeno frutto di una fantasia un po’ surreale, ma vi assicuro che è
la pura verità, così come mi è stata raccontata da un vecchio corvo del
lodigiano.
Stava costui pigramente appollaiato su un vecchio tronco semisommerso,
sul greto dell’Adda, a godersi gli ultimi raggi di sole di metà autunno.
Quando mi vide, mentre perlustravo il fiume a pesca di lucci, e fui a
tiro di orecchio, mi disse con l’aria di chi la sa lunga o forse cercava
solo un pretesto per scambiare quattro chiacchiere:
— Preso niente?
— No — dissi io, e per fugare ogni dubbio, come ogni pescatore ben sa,
sulle mie capacità pescatorie, soggiunsi:
— Oggi non mangia.
E lui:
— Prima è passato di qua uno che ne aveva presi cinque e anche piuttosto
belli.
— A volte è anche questione di fortuna — ribattei un po’ invidioso di
quel successo altrui.
— È vero, il merito degli altri ai nostri occhi è sempre dovuto alla
fortuna e non all’abilità — gracchiò.
Era evidente che mi stava provocando. Si stiracchiò una zampa e vi
allungò sopra l’ala, poi le ritrasse entrambi e gonfiando le penne si
dette una vigorosa scrollata. Visto che io non gli risposi capì che il
colpo mi aveva centrato in pieno. Fece quattro passi, spostandosi di
lato, sul vecchio tronco e aggiunse in tono confidenziale:
— Hai ragione anche tu; a volte la fortuna ci volta le spalle ma a volte
la colpa non è sempre sua ma della nostra incapacità e anche stupidità.
Mi ricorderò sempre al riguardo di una storia che mio nonno Tobia mi
raccontò una sera d’inverno, mentre fuori nevicava. Se vuoi te la
racconto ...
Non potei dirgli di no, anche perché in fondo i corvi mi sono simpatici.
Tirò un lungo respiro per prendere aria e mentre io mi sedevo su un
grosso pietrone levigato, incominciò la storia. Questa.
“Viveva, qui nella palude, una giovine corvetta, bellissima, frutto di
una relazione che sua mamma ebbe con un germano reale, che, quando
nacque, si guardò bene (noblesse oblige) dal riconoscere.
Non reggendo alla vergogna, appena la piccola venne alla luce, la portò
in gran segreto alla conventicola delle cornacchie marzoline che le
imposero il nome di Isotta.
La sventurata giovinetta crebbe presso di loro con sani princìpi morali
fino a quando fu in età da marito. La sua bellezza superava ogni
immaginazione. Aveva sulle ali e sul collo delle magnifiche penne
iridescenti che viravano dal turchese al verde smeraldo al giallo acceso
che mandavano bagliori di luce purissima. L’eredità paterna era fin
troppo evidente. Ben presto tutti i giovani corvi della palude persero
la testa per Isotta e le fecero una corte spietata come solo i corvi
innamorati sanno fare. Ma lei non cedette alle lusinghe di alcuno e il
suo più grande diletto era quello di illudere lo spasimante di turno.
Finché un bel giorno giunse nello stormo un corvo di colore. Nerissimo,
ma così nero che la bella Isotta ne fu presto invaghita. Si chiamava
Phelipe Boroborombomboro-borò detto Pippo, che a sua volta, quando la
vide, ne fu letteralmente fulminato.
Fra di loro nacque subito una tenera relazione che di lì a poco indusse
la giovane corvetta a convincere Pippo che dovevano in fretta e furia
costruire un nido. Ma eravamo a fine Novembre e si sa che nessun corvo
si sognerebbe mai di mettersi a covare al freddo e per di più su un
albero ormai privo di foglie, per ripararsi dalle intemperie. Purtroppo
la frittata era fatta e non c’era tempo di aspettare l’arrivo della
bella stagione. Scelsero l’albero adatto e incominciarono, ramoscello
dopo ramoscello, a costruire il nido.
Tutti i corvi che passavano non potevano fare a meno di dissuaderli e li
sbeffeggiavano.
— Secondo me — disse uno, saggio — la colpa è dell’effetto-serra e dei
cambiamenti climatici se i corvi si innamorano fuori stagione. Un altro
tagliò corto e disse molto sbrigativamente che i corvi extracomunitari
sono tutti delinquenti. Corvi e buoi dei paesi tuoi.... Tutti
concordarono che i due avrebbero presto fatto una brutta fine.
Giunse dicembre. I ramoscelli, carichi di brina, trasportati col becco
gelavano la lingua e la gola dei due. Di lì a poco il nido fu
completato, giusto in tempo per Isotta che depose il suo uovo in un nido
gelido e inospitale. Poi, amorevolmente, si mise a covarlo. Passò di lì
un falco pellegrino in cerca di cibo e quando la vide scosse la testa
dal disappunto. Una vecchia poiana si fermò su un ramo un po’ più in
alto e gliene disse di tutti i colori.
— Voglio vedere quando nevicherà che fine farai: incosciente di una corva.
Veramente non disse proprio così ma l’apostrofò con frasi irripetibili.
La povera Isotta umiliata scoppiò a piangere a calde lacrime. Capì di
avere sbagliato ma capì anche che la cattiveria del mondo non conosce
confini. Che altro avrebbe potuto fare al punto in cui era se non
continuare la cova? Da parte sua Pippo stava tutto il giorno in giro in
cerca di un po’ di cibo che divideva con la sua compagna. Ma ormai non
c’erano più insetti, solo qualche larva strappata a forza dalla
corteccia di qualche albero caduto.
La sera della vigilia di Natale quello che tanto avevano temuto accadde.
Era da poco calata la notte, quando, prima lentamente, poi sempre più
fitto, cominciò a nevicare. Ne venne giù tanta ma tanta che i due poveri
corvi, stretti stretti su quel misero nido, ne furono sommersi.
Purtroppo il peso della neve divenne sempre più grande e insopportabile
per quel ramo che ad un tratto si ruppe di schianto precipitando al
suolo e trascinando con sè i due corvi che imprigionati dal gelo non
poterono prendere il volo per sfuggire ad un destino crudele.
Il caso volle che una coppia di germani che dormivano poco distante,
sentendo quel fracasso, volle andare a curiosare. Una scena terribile
apparve ai loro occhi: i due corvi giacevano immobili l’uno accanto
all’altra, schiacciati dai rami. Videro, per caso, anche il loro uovo
affondato nella neve soffice. Lo raccolsero con molta cura e decisero di
adottarlo, sapendo benissimo che il nascituro non sarebbe stato uno di
loro ma un corvo nero e dal becco aguzzo.
Lo portarono nel loro nido e la germana continuò la cova di quell’uovo
ormai quasi gelato.
Una mandria di cinghiali, che pascolava nelle vicinanze dell’accaduto,
si accorse dei due corvi imprigionati sotto il grosso ramo. Tutti
assieme, spingendo colle loro poderose zanne, ribaltarono il ramo e
estrassero i due corvi che non davano più segni di vita. Li scuoterono,
ma niente, nessun alito proveniva da loro.
La tormenta non cessava, il freddo era ormai insopportabile e i
cinghiali decisero che era inutile stare ancora lì al freddo e decisero
di abbandonare i corvi al loro destino.
— Che cosa volete che ce ne freghi di due stupidi corvi, due bocche in
meno da sfamare! — disse un vecchio cinghialone e per rincarare la dose
del suo disprezzo fece la pipì addosso ai due sventurati. Fu la loro
salvezza! Quell’acqua calda sciolse il ghiaccio che avevano addosso e
quel tepore provvidenziale li fece rinvenire. Pesti e malconci si
tirarono su in piedi reggendosi a fatica. Raggiunsero un anfratto
riparato e attesero la luce del giorno non osando interrogarsi sulla
sorte del loro uovo.
Intanto nel nido dei germani spuntò il giorno di Natale e con loro
grande sorpresa l’uovo si schiuse e ne uscì fuori un pulcino di corvo
inequivocabilmente nero ma con le penne bellissime e dai riflessi
iridescenti proprio come quelle dei germani reali. Per loro fu il segno
più bello che il gesto di solidarietà che avevano compiuto era di grande
nobiltà (intendiamoci: d’animo non di casta, trattandosi di germani reali).
Isotta e Pippo alle prime luci del giorno andarono sotto il loro albero
per cercare di rintracciare l’uovo nel caso non si fosse rotto nella
caduta, ma tutte le loro speranze andarono deluse.
Avviliti e stanchi vagarono per il bosco quando incontrarono un gruppo
di germani che discutevano di ciò che era accaduto nella notte. Questi
li riconobbero subito e li accompagnarono a conoscere il loro figlio
appena nato. La loro gioia fu incontenibile. Al piccolo venne dato il
nome di Germano in omaggio dei loro salvatori.”
Il nonno Tobia concluse così il suo racconto: Vedi, caro nipote, che la
fortuna e la sfortuna sono due facce della stessa medaglia: esse sono
sempre figlie dei nostri meriti e i nostri meriti sono il compenso alle
nostre azioni. Nel bene e nel male.
martedì, dicembre 04, 2007
Cristallo di neve


martedì, novembre 13, 2007
sabato, novembre 03, 2007
borsettine
venerdì, novembre 02, 2007
Ricamo work in progress
martedì, ottobre 30, 2007
Set da cucina
domenica, ottobre 28, 2007
Vellutata di zucca con funghi porcini





















