giovedì, aprile 17, 2008

Quasi etnica

Rocchetto a 4 punte: le maglie del tubolare sono lunghe, ma il tubolare finito viene più sottile del tubolare fatto col rocchetto a 5 punte.



Collana con tubolare fatto con un filo di rame sottile o.4, pietre irregolari color pelle d'angelo e ciondolo





Rame e ambra

Cristalli color ambra e color rame si inseguono in un filo di rame formando un tubolare che poi si attorciglia dolcemente.






Piccoli orecchini in pendant


Frammenti di fuoco

Pezzetti di pietre rosse attorcigliate a spirale dentro il tubolare sempre fatto con un filo di rame color argento.
Rocchetto a 5 punte.





Gli orecchini sono fatti infilando nel tubolare le pietre una dopo l'altra e modellando poi con le mani.

Perle attorcigliate

Piccole perline infilate nel tubolare di rame color argento a formare una piccola spirale interna



Perle ingabbiate

Un tubolare fatto con un filo di rame laminato argento e con un rocchetto a 5 punte nel quale sono state ingabbiate 6 grosse perle.
Gli orecchini sono fatti sempre con lo stesso tubolare e poi attorcigliato.




Rocchetto fatto in casa a 5 punte

lunedì, aprile 14, 2008

La torta di pane

La vecchia cara torta di pane adatta a riciclare il pane vecchio che rimane in dispensa.
E' una torta senza burro e cotta nel microonde, ma nonostante tutto, molto morbida, molto buona che vale sempre la pena di fare.

Frullare e ridurre in polvere 200 g di pane secco, aggiungere tanto latte quanto ne basta per avere un impasto morbidissimo, un uovo intero, 50 g di mandorle frullate, qualche goccia di essenza mandorla, 30 g di cacao amaro, 50 g di zucchero e un pugno di amaretti. Mescolare con cura e versare in una tortiera di silicone o di vetro. Cospargere con pinoli e mettere nel microonde per circa 20 minuti alla massima potenza.
Fare la prova stecchino che deve uscire asciutto e se usate lo stampo di silicone attente con lo stecchino.
Quando è fredda sformare e spolverare di zucchero velo.


Sale aromatico

Preparo di solito due sali aromatici, uno con peperoncino e uno senza.
Le erbe verdi (rosmarino, salvia, prezzemolo, origano) le compro fresche e le metto a seccare in un sacchetto di carta, chiuso in un armadietto della cucina. Quando sono belle secche le metto nel frullatore, aggiungo qualche erba secca che non ho trovato fresca come la maggiorana, il timo e altro e poi frullo tutto.
Metto mezzo chilo di sale fino nel contenitore, aggiungo le erbe frullate e agito.

Per la versione con il peperoncino che si vede nella foto, aggiungo una bustina che trovo al supermercato già pronta per gli spaghetti aglio olio e peperoncino. Ha un sapore piccantino che piace molto, quasi messicano.

NON mettere il sale nel frullatore per non rovinare le lame.



domenica, aprile 13, 2008

Patate alle erbe

Per fare queste patate adopero uno dei mei vari sali aromatici e quello che ho usato qui è sale fino mischiato a rosmarino, paprika, salvia, pepe, aglio e origano frullato a parte nel mixer.
Lessare molto al dente le patate tagliate a grossi pezzi, le patate devono rimanere toste, bastano 4/5 minuti.
Mettere le patate lessate in una capiente ciotola, condire con olio exv, il sale preparato e un generoso pugno di parmigiano grattigiato.
Mescolare delicatamente, distribuire le patate in una teglia e infornate a 200° fin quando saranno dorate, mescolando ogni tanto con delicatezza. Qualora ce ne fosse bisogno, aggiungere un goccio di vino bianco. La stessa versione si può fare nel forno a microonde.





Pollo alla birra e Fornetto Versilia o Petronilla

Credevate che con fornetto Versilia si facessero solo le ciambelle?
E invece no...
Mettere tutto a freddo sul fondo del fornetto le coscette di pollo, sale ed aromi tritati, io uso il sale aromatico che preparo periodicamente, un pochino di olio exv e una bottiglietta di birra.
Se siete a dieta potete anche evitare l'olio.
Mettere il fornetto chiuso sul fornello a fiamma media per 1 oretta.

Ottimo accompagnate con patate al forno.

sabato, aprile 12, 2008

Boretto alla Gradese

Questa ricetta è un ricordo.
Circa una ventina di anni fa, quando ancora andavamo in vacanza al mare, su un isola quasi sperduta della laguna di Grado, fummo invitati a pranzo da un pescatore.
Questo pescatore ci preparò "in diretta" questo famoso boretto che però non è una ricetta fissa, nel senso che dipende dal pescato, dalle stagioni, dalla famiglia, da quale lato della laguna si fa... insomma è un altro di quei piatti di cui ognuno, in quella zona, è convinto di avere LA RICETTA. L'unico punto fisso su cui sono tutti d'accordo è l'accompagnamento della polenta bianca, ma poi c'è chi la preferisce affettata e grigliata e chi la vuole soda e tagliata con lo spago.
Questo l'antefatto.
Ora vi scrivo la ricetta secondo come la fece il pescatore Valentino e da me poi sempre fatta così. Gli ingredienti vanno a secondo del numero dei commensali, diciamo però che ognuno dovrebbe avere un pezzo di ogni pesce:
Cefalo, se grande tagliato in pezzi, se piccoli uno a testa
1 grossa seppia tagliata a pezzi e senza il nero
Ghiozzi... in Friuli li chiamano Go, qua al mercato si trovano e anche qui almeno uno a testa ci vuole
1 pezzo di anguilla a testa (se non vi piace l'anguilla potete mettere un altro pesce grasso, come il rombo o la coda di rospo)
1 pezzo di branzino a testa.
In Friuli si usa mettere il gransoporro, se lo trovate surgelato lo potete mettere perchè dà un sapore inimitabile, eventualmente potete mettere polpa di granchio, ma questa cosa è totalmente facoltativa
Olio exv
Aceto bianco buono
Aglio
Farina
Acqua tiepida
Sale
Pepe

Pulire e tagliare a pezzi piuttosto grossi il pesce. Prendere una pentola grande a sufficienza da contenere tutto il pesce in un solo strato e versare un bicchiere di olio. Affettare l'aglio e metterlo nell'olio. Accendere il fuoco e far diventare quasi nero l'aglio (è indispensabile). Solo a questo punto, cercando di non scottarvi, mettere dolcemente tutti i pezzi di pesce nell'olio e non toccatelo mai più, ma scuotete sempre la pentola. Lasciate rosolare e versate un bicchiere di aceto bianco. Coprite non completamente e lasciate cuocere ancora scuotendo sempre la pentola.
Stemperare intanto 2 cucchiai di farina in un bicchiere di acqua tiepida (io la frullo per non fare grumi) e quando l'aceto è sfumato versare il bicchiere di acqua e farina. L'acqua non deve coprire il pesce, coprire e lasciare cuocere per circa 20 minuti SENZA TOCCARE, SENZA RIMESTARE, ma solo scuotendo la pentola. Si deve formare un sughetto cremoso, denso.
La quantità del condimento dipende dalla quantità del pesce. Il pescatore aveva adottato le parti uguali sia che fossero tazze sia che fossero bicchieri.
Intanto preparate la polenta bianca e soda, capovolgerla sul tagliere e in ogni piatto mettere la polenta, adagiare il pesce e versare un po' di sughetto.
Se vi piace il pesce, è una libidine.

mercoledì, aprile 02, 2008

Un tenero segnalibro



Tre petali, una catenella e una tenera corolla sono i tre semplicissimi elementi di questo segnalibro veloce da fare.
Si possono fare a tempo perso, metterli da parte e poi al momento giusto avere un pensierino pronto.




Eccolo inserito nel libro




E questa è la tenera corolla a rilievo che esce dal libro.

sabato, marzo 29, 2008

Il porta-torte


Vi siete mai trovate con una torta fatta con le vostre mani e non sapere come trasportarla in modo decente se non avete un porta-torte di cartone a portata di mano?

Con questo porta-torte di stoffa il problema è risolto. E' facile da fare ed è l'ideale anche come regalo... sarà che io amo i regali fatti a mano.





Si parte da un rettangolo, misura minina 80 x 50 rifinito con una pieghina sui 4 lati e poi ripiegato come la foto lasciando liberi 5/6 cm di stoffa al centro.



Ripiegare di nuovo in alto e in basso e rinfonzare le due pieghe con più impunture parallele.


Preparare due manici lunghi circa 45 cm e attaccarli cucendoli a croce.



Finito... bisogna solo infilare la teglia e andare.

venerdì, marzo 21, 2008

Vola colomba


Non c'è Pasqua senza colomba e da quando Maria Pia mi ha contagiato, tutti gli anni due o tre colombe le faccio sempre.
Ho fatto qualche piccola modifica per affrontare i gusti di famiglia, ma la ricetta sostanzialmente è la stessa.
Colomba con il LM
Primo impasto ore 21
LM 250g rinfrescato 3 volte il giorno prima
Farina manitoba 750g
Zucchero 200 g
Latte 300 g
Uova 2 intero e 5 tuorli
Burro 150g
Sciogliere il LM nel latte appena tiepido e mettere nell’impastatrice a cucchiaiate alterne lo zucchero, la farina e le uova . Far prendere corda e quando sono stati incorporati questi ingredienti lavorare per circa 15 minuti. La pasta diventa molto elastica come la gomma da masticare e lucida ,unire quindi il burro morbido poco per volta. Quando tutto il burro e’ assorbito togliere il gancio e lasciare a lievitare nella ciotola chiusa da pellicola e dal coperchio.
Far lievitare per 12 ore a temperatura ambiente.
Secondo impasto ore 9/10
Tutto il primo impasto
Tuorli 2
Zucchero 50g
Farina 50 g
Cioccolato bianco Grattugiato 50 g
Sale 6 g
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 cucchiaio di miele
scorza di un'arancia grattugiata
le gocce di cioccolato
La ciotola e’ piena, rimettere il gancio, impasto sempre incordato, aggiungere 50 g di zucchero, i tuorli e la farina, all’assorbimento di questi ingredienti mettere il cioccolato bianco grattugiato, il sale, l’estratto di vaniglia, il miele e la scorza d'arancia e le gocce di cioccolato.
Far lievitare per 45 minuti Dividere l’impasto in 2. Poi fare per ognuna 2 pezzi , arrotolare a filoncini e sistemare uno per la lunghezza e uno per la larghezza (Ali) passando sull'altro negli stampi. Mettere a lievitare a temperatura nel forno spento e luce accesa fino a che la pasta raggiunge il bordo dello stampo. Ci vogliono dalle 4 alle 6 ore.
Glassa 50 g di mandorle con la pellicina
1 cucchiaio di farina di mais
1 cucchiaio di di fecola di patate
200 g di zucchero semolato
50 g di albume
Tritare al mixer le mandorle e tutti gli altri ingredienti , versare in una ciotola, unire gli albumi e mescolare. A lievitazione avvenuta coprire con la glassa usando un pennello o un dorso di un cucchiaio.
Copertura 30 g di mandorle non pelate 2 cucchiai di zucchero in granella 2 cucchiai di zucchero a velo Guarnire con le mandorle, lo zucchero in granella e spolverizzare con zucchero a velo. Cottura in forno caldo a 180 gradi, in basso, dopo 20 minuti coprire con carta forno per 50 minuti di cottura. Far raffreddare su griglia
Ogni colomba pesa 1,200 Kg

domenica, marzo 09, 2008

La minicaprese


Chi non conosce la caprese, questa mitica torta di cioccolato, buonissima, morbidissima che quasi si scioglie in bocca.
Io che non sto mai tranquilla, ho aggiunto alla ricetta canonica 50 g di amaretti frullati e l'ho divisa in tanti stampini di silicone scanalati e poi via in forno guardati a vista.
Mi piace molto la monoporzione e si può decorare con lo zucchero velo, oppure con un ciuffo di panna montata o con un bricco di cioccalata densa e calda servita a parte.

domenica, febbraio 24, 2008

Rigatoni al pesto rosso

Reidratare in acqua calda per qualche ora dei pomodorini secchi, non li ho contati, ma saranno stati 7 o 8.
Lessare la pasta in acqua salata.
Mettere nel mixer i pomodorini secchi scolati dall'acqua, un mazzetto e mezzo di rucola senza i gambi, una manciata di pistacchi o di mandorle, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, sale, 1 cubetto di ghiaccio.
Avviare e a filo aggiungere olio exv quel tanto che basta per avere una crema granulosa. Versare sulla pasta, che nel frattempo avrete scolato e mescolare con cura.
Si può mangiare, calda o fredda...ed è buonissima










mercoledì, febbraio 20, 2008

Pane sfogliato semi-salato



Chissà dove l'ho trovata questa ricetta, forse in un sito polacco, forse in un sito francese, forse l'ho rimaneggiata, fatto sta che questo pane io lo trovo buonissimo.

Ho messo il malto al posto dello zucchero e circa 14 g di sale, non è nè dolce nè salato e si presta per qualsiasi cosa, dalla colazione alla merenda, dai picnic a un attacco di fame.

C'è anche poco burro... 40 g in totale, meno di così si muore.

Mettere nell'impastatrice o nella macchina del pane:

200 g di latte

15 g di lievito di birra

100 g di lievito madre ( se non avete il lievito madre, 25 g di lievito di birra)

1 cucchiaio di malto

14 g di sale fino

il succo di mezzo limone

500 g di manitoba

2 uova medie

1 cucchiaio di burro,

40 g di burro per sfogliare.

Mescolare fino ad avere un impasto morbidissimo ed elastico e lasciarlo riposare 1 ora. Versare l'impasto sulla spianatoia infarinata e tagliare in 4 pezzi. Tagliare ogni pezzo in altri 4 pezzi (diventano piccoli).

Ora prendere il primo pezzetto, spianarlo con il mattarello e metterlo da parte. Ripetere per altre 3 volte. Prendere ora il primo pezzetto spianato ed spennellarlo con il burro ammorbidito, appoggiare il secondo pezzo spianato, spennellare di burro, e proseguire in totale per 4 volte.

Arrotolare le piccole sfoglie di impasto su se stesse e fare un cilindro che poi taglierete a triangoli e metterete in una teglia abbastanza larga, un po' come si fa per il danubio. Proseguire con altre 4 sfoglie e continuare finchè avrete esaurito le palline preparate. Spennellare con il burro rimasto...sì, avanza ancora burro dai 40 g e lasciate raddoppiare. Spruzzare di acqua, cospargere se volete di semini e infornare a 200 gradi finchè il colore e il profumo non vi dicono che è cotto.

Si può anche spennellare con un uovo sbattuto per ottenerlo bello lucido.

domenica, febbraio 10, 2008

Croissants leggeri



Impastare la sera dopo cena:
300 g di farina 00
300 g di manitoba
3 uova medie
220 g di latte con 15 g di lievito di birra
150 g di lievito madre
80 g di burro per l’impasto

80 g di burro per sfogliare sciolto al MO

Ho messo tutto nella impastatrice in ordine sparpagliato come si fa per il panbrioche e ho fatto girare a velocità 2 fin quando tutti gli ingredienti si sono amalgamati. L’impasto si presenta morbido e appiccicoso.
Ho coperto con la pellicola, ho abbassato il coperchio dell'impastatrice e ho lasciato lievitare tutta la notte.
Al mattino dopo l'impasto è raddoppiato.
Rovesciare sulla spianatoia, aggiungere 5 g di sale e lavorare a mano aiutandosi con un spatola di acciaio perchè l'impasto è morbidissimo e infarinando la spianatoia.
Lavorare fin quando l'impasto si può stendere con il matterello infarinato e stendere in un grande rettangolo. Con un pennello di silicone spennellare di burro sciolto nel e poi piegare in tre.
Avvolgere con la pellicola e mettere mezz'ora nel congelatore.
Trascorso questo tempo ridistendere l'impasto in un rettangolo cospargere ancora di burro con un pennello, ripiegare di nuovo in 3 e mettere di nuovo nel congelatore per mezz'ora.
Ripetere questa operazione per altre 2 volte. L'impasto diventerà via via sempre più consistente e gestibile.
Dopo l'ultima sosta in congelatore stendere l'impasto in un rettangolo molto lungo e alto circa 30 cm. Dividire in due la striscia di impasto e ricavarne una trentina di triangoli. Appoggiare cioccolato, marmellata, oppure lasciarli vuoti, sulla parte più larga e arrotolare su se stesso.







Lasciar lievitare fino al raddoppio, lucidare con tuorlo d'uovo e infornare a 180° per circa 15 minuti. Se si desiderano dolci mettere più zucchero nell'impasto e cospargere di zucchero velo.
Sono di sapore neutro, se usati vuoti, possono essere farciti anche con formaggio o prosciutto.
Pesano circa 40 g l'uno.



venerdì, febbraio 01, 2008

Carnevale e frittelle


Le Chiacchiere, si chiamano anche cenci, frappe, galani, crostoli... ogni regione ha il suo nome, ma qualunque sia il loro nome, vuol dire sempre Carnevale.

Non c'è vetrina di pasticceria o panetteria che non le abbia in bella vista.

Ecco le mie, profumate all'arancia; sono sottilissime e se si cerca di non usare farina per tirarle sottili sottili con i rulli della sfogliatrice, si riesce ad averle anche pochissimo unte, oltre che leggerissime.


CHIACCHIERE
Ingredienti:
300 g di farina,
2 uova intere,
1 cucchiaio di zucchero,
1 cucchiaio di burro, 1 bicchierino di grappa,
1 cucchiaio abbondante di acqua di fiori d'arancio,
la scorza grattugiata di un'arancia,
un pizzico di sale. zucchero al velo
Impastare tutti gli ingredienti, nell’impastatrice o nel robot, dividere in 4 parti e stendere l'impasto in 4 strisce con l'Imperia sulla tacca n. 1- Stendere le sfoglie a una a una fino alla tacca n. 6 e tagliarle con la rotella dentata dando la classica forma desiderata. Io faccio dei rettangoli con dei tagli all’interno. L’impasto che non si lavora deve stare sotto una ciotola. E' importante, secondo me, non aggiungere mai farina; in questo modo quando si frigge, l'olio non fa la schiuma e secondo me le chiacchiere rimangono molto più leggere perchè assorbono pochissimo olio.
Friggere in olio di semi di arachidi, velocemente , per non farle colorire troppo. Io ho usato il wok, mettendo l'olio sul fondo e friggendo 3 chiacchiere alla volta e togliendole appena dorate. Sgocciolarle bene, appoggiarle sullo scottex , trasferirle sul vassoio e spolverizzare con zucchero al velo..

venerdì, dicembre 14, 2007

Racconto di Adriano Galasso

L’uovo di Natale

La storia che sto per raccontarvi, a prima vista, potrà sembrarvi
quantomeno frutto di una fantasia un po’ surreale, ma vi assicuro che è
la pura verità, così come mi è stata raccontata da un vecchio corvo del
lodigiano.
Stava costui pigramente appollaiato su un vecchio tronco semisommerso,
sul greto dell’Adda, a godersi gli ultimi raggi di sole di metà autunno.
Quando mi vide, mentre perlustravo il fiume a pesca di lucci, e fui a
tiro di orecchio, mi disse con l’aria di chi la sa lunga o forse cercava
solo un pretesto per scambiare quattro chiacchiere:
— Preso niente?
— No — dissi io, e per fugare ogni dubbio, come ogni pescatore ben sa,
sulle mie capacità pescatorie, soggiunsi:
— Oggi non mangia.
E lui:
— Prima è passato di qua uno che ne aveva presi cinque e anche piuttosto
belli.
— A volte è anche questione di fortuna — ribattei un po’ invidioso di
quel successo altrui.
— È vero, il merito degli altri ai nostri occhi è sempre dovuto alla
fortuna e non all’abilità — gracchiò.
Era evidente che mi stava provocando. Si stiracchiò una zampa e vi
allungò sopra l’ala, poi le ritrasse entrambi e gonfiando le penne si
dette una vigorosa scrollata. Visto che io non gli risposi capì che il
colpo mi aveva centrato in pieno. Fece quattro passi, spostandosi di
lato, sul vecchio tronco e aggiunse in tono confidenziale:
— Hai ragione anche tu; a volte la fortuna ci volta le spalle ma a volte
la colpa non è sempre sua ma della nostra incapacità e anche stupidità.
Mi ricorderò sempre al riguardo di una storia che mio nonno Tobia mi
raccontò una sera d’inverno, mentre fuori nevicava. Se vuoi te la
racconto ...
Non potei dirgli di no, anche perché in fondo i corvi mi sono simpatici.
Tirò un lungo respiro per prendere aria e mentre io mi sedevo su un
grosso pietrone levigato, incominciò la storia. Questa.
“Viveva, qui nella palude, una giovine corvetta, bellissima, frutto di
una relazione che sua mamma ebbe con un germano reale, che, quando
nacque, si guardò bene (noblesse oblige) dal riconoscere.
Non reggendo alla vergogna, appena la piccola venne alla luce, la portò
in gran segreto alla conventicola delle cornacchie marzoline che le
imposero il nome di Isotta.
La sventurata giovinetta crebbe presso di loro con sani princìpi morali
fino a quando fu in età da marito. La sua bellezza superava ogni
immaginazione. Aveva sulle ali e sul collo delle magnifiche penne
iridescenti che viravano dal turchese al verde smeraldo al giallo acceso
che mandavano bagliori di luce purissima. L’eredità paterna era fin
troppo evidente. Ben presto tutti i giovani corvi della palude persero
la testa per Isotta e le fecero una corte spietata come solo i corvi
innamorati sanno fare. Ma lei non cedette alle lusinghe di alcuno e il
suo più grande diletto era quello di illudere lo spasimante di turno.
Finché un bel giorno giunse nello stormo un corvo di colore. Nerissimo,
ma così nero che la bella Isotta ne fu presto invaghita. Si chiamava
Phelipe Boroborombomboro-borò detto Pippo, che a sua volta, quando la
vide, ne fu letteralmente fulminato.
Fra di loro nacque subito una tenera relazione che di lì a poco indusse
la giovane corvetta a convincere Pippo che dovevano in fretta e furia
costruire un nido. Ma eravamo a fine Novembre e si sa che nessun corvo
si sognerebbe mai di mettersi a covare al freddo e per di più su un
albero ormai privo di foglie, per ripararsi dalle intemperie. Purtroppo
la frittata era fatta e non c’era tempo di aspettare l’arrivo della
bella stagione. Scelsero l’albero adatto e incominciarono, ramoscello
dopo ramoscello, a costruire il nido.
Tutti i corvi che passavano non potevano fare a meno di dissuaderli e li
sbeffeggiavano.
— Secondo me — disse uno, saggio — la colpa è dell’effetto-serra e dei
cambiamenti climatici se i corvi si innamorano fuori stagione. Un altro
tagliò corto e disse molto sbrigativamente che i corvi extracomunitari
sono tutti delinquenti. Corvi e buoi dei paesi tuoi.... Tutti
concordarono che i due avrebbero presto fatto una brutta fine.
Giunse dicembre. I ramoscelli, carichi di brina, trasportati col becco
gelavano la lingua e la gola dei due. Di lì a poco il nido fu
completato, giusto in tempo per Isotta che depose il suo uovo in un nido
gelido e inospitale. Poi, amorevolmente, si mise a covarlo. Passò di lì
un falco pellegrino in cerca di cibo e quando la vide scosse la testa
dal disappunto. Una vecchia poiana si fermò su un ramo un po’ più in
alto e gliene disse di tutti i colori.
— Voglio vedere quando nevicherà che fine farai: incosciente di una corva.
Veramente non disse proprio così ma l’apostrofò con frasi irripetibili.
La povera Isotta umiliata scoppiò a piangere a calde lacrime. Capì di
avere sbagliato ma capì anche che la cattiveria del mondo non conosce
confini. Che altro avrebbe potuto fare al punto in cui era se non
continuare la cova? Da parte sua Pippo stava tutto il giorno in giro in
cerca di un po’ di cibo che divideva con la sua compagna. Ma ormai non
c’erano più insetti, solo qualche larva strappata a forza dalla
corteccia di qualche albero caduto.
La sera della vigilia di Natale quello che tanto avevano temuto accadde.
Era da poco calata la notte, quando, prima lentamente, poi sempre più
fitto, cominciò a nevicare. Ne venne giù tanta ma tanta che i due poveri
corvi, stretti stretti su quel misero nido, ne furono sommersi.
Purtroppo il peso della neve divenne sempre più grande e insopportabile
per quel ramo che ad un tratto si ruppe di schianto precipitando al
suolo e trascinando con sè i due corvi che imprigionati dal gelo non
poterono prendere il volo per sfuggire ad un destino crudele.
Il caso volle che una coppia di germani che dormivano poco distante,
sentendo quel fracasso, volle andare a curiosare. Una scena terribile
apparve ai loro occhi: i due corvi giacevano immobili l’uno accanto
all’altra, schiacciati dai rami. Videro, per caso, anche il loro uovo
affondato nella neve soffice. Lo raccolsero con molta cura e decisero di
adottarlo, sapendo benissimo che il nascituro non sarebbe stato uno di
loro ma un corvo nero e dal becco aguzzo.
Lo portarono nel loro nido e la germana continuò la cova di quell’uovo
ormai quasi gelato.

Una mandria di cinghiali, che pascolava nelle vicinanze dell’accaduto,
si accorse dei due corvi imprigionati sotto il grosso ramo. Tutti
assieme, spingendo colle loro poderose zanne, ribaltarono il ramo e
estrassero i due corvi che non davano più segni di vita. Li scuoterono,
ma niente, nessun alito proveniva da loro.
La tormenta non cessava, il freddo era ormai insopportabile e i
cinghiali decisero che era inutile stare ancora lì al freddo e decisero
di abbandonare i corvi al loro destino.
— Che cosa volete che ce ne freghi di due stupidi corvi, due bocche in
meno da sfamare! — disse un vecchio cinghialone e per rincarare la dose
del suo disprezzo fece la pipì addosso ai due sventurati. Fu la loro
salvezza! Quell’acqua calda sciolse il ghiaccio che avevano addosso e
quel tepore provvidenziale li fece rinvenire. Pesti e malconci si
tirarono su in piedi reggendosi a fatica. Raggiunsero un anfratto
riparato e attesero la luce del giorno non osando interrogarsi sulla
sorte del loro uovo.
Intanto nel nido dei germani spuntò il giorno di Natale e con loro
grande sorpresa l’uovo si schiuse e ne uscì fuori un pulcino di corvo
inequivocabilmente nero ma con le penne bellissime e dai riflessi
iridescenti proprio come quelle dei germani reali. Per loro fu il segno
più bello che il gesto di solidarietà che avevano compiuto era di grande
nobiltà (intendiamoci: d’animo non di casta, trattandosi di germani reali).
Isotta e Pippo alle prime luci del giorno andarono sotto il loro albero
per cercare di rintracciare l’uovo nel caso non si fosse rotto nella
caduta, ma tutte le loro speranze andarono deluse.
Avviliti e stanchi vagarono per il bosco quando incontrarono un gruppo
di germani che discutevano di ciò che era accaduto nella notte. Questi
li riconobbero subito e li accompagnarono a conoscere il loro figlio
appena nato. La loro gioia fu incontenibile. Al piccolo venne dato il
nome di Germano in omaggio dei loro salvatori.”

Il nonno Tobia concluse così il suo racconto: Vedi, caro nipote, che la
fortuna e la sfortuna sono due facce della stessa medaglia: esse sono
sempre figlie dei nostri meriti e i nostri meriti sono il compenso alle
nostre azioni. Nel bene e nel male.

martedì, dicembre 04, 2007

Cristallo di neve






Un filo di cotone, due fili di madreperla e un uncinetto è tutto quello che occorre per questo cristallo di neve, da appendere dove si vuole, anche all'albero di Natale.
Esecuzione:
Avviare una catenella di 7 maglie e chiudere a cerchio.
I giro: Fare 18 maglie alte nel cerchietto e chiudere con un maglia bassissima.
II giro: / *Fare 7 catenelle volanti, sulle due maglie alte seguenti fare un punto alto triplo aperto(gettare 3 volte il filo sull'uncinetto e lasciare l'ultima catenella aperta) e chiudere le 3 maglie aperte rimaste sull'uncinetto.
Fare sulle 3 maglie altissime chiuse assieme 6 catenelle volanti e tornare indietro facendo 5 maglie basse, proseguire con 9 catenelle volanti, chiuderle ad anello puntando nella prima catenella volante e lavorare all'interno dell'anello 10 maglie basse chiudendo l'ultima maglia bassa sull'inizio del cerchio. Fare di nuovo 6 catenelle e 5 maglie basse.
Avremo così le tre punte del cristallo.
Proseguire facendo di nuovo 7 catenelle volanti chiudendole con una maglia bassa sulla maglia alta di base*.
Ricominciare dall'asterisco e ripetere per altre 5 volte per avere 6 punte.
Forse è più facile farlo guardando la foto...